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CIBI ULTRA-PROCESSATI ALLA PROVA DELLA SCIENZA

  • Immagine del redattore: Active Care
    Active Care
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  • Tempo di lettura: 2 min

I cibi ultra-processati (o UPF, dall’inglese Ultra-Processed Foods, detti anche Junk food “cibo spazzatura”), sono alimenti ottenuti tramite trasformazioni industriali complesse che alterano profondamente il cibo di partenza. Contengono spesso ingredienti raffinati, come farine molto bianche, zuccheri e oli industriali, privi di fibre e micronutrienti naturalmente presenti negli alimenti originali. Un’altra caratteristica chiave è l’uso di additivi non impiegati nella cucina domestica, come emulsionanti, aromi artificiali, coloranti ed esaltatori di sapidità.


Un alimento che si trova in quasi tutte le dispense delle cucine è il dado (vegetale, di manzo etc.) che è considerato un cibo ultra processato perché è un prodotto industriale ottenuto con molte fasi di lavorazione, contiene spesso sale in grandi quantità, grassi raffinati, aromi, glutammato, con poca materia prima fresca.

Queste sostanze servono a migliorare gusto, consistenza e conservazione. Gli ultra-processati sono quindi prodotti progettati industrialmente per essere pratici e molto appetibili, ma con una qualità nutrizionale spesso inferiore rispetto agli alimenti freschi o minimamente lavorati.


Come si definiscono scientificamente

La classificazione NOVA  distingue quattro livelli di lavorazione degli alimenti. Gli ultra-processati appartengono al livello più elevato: sono formulazioni industriali con cinque o più ingredienti e molte sostanze “di laboratorio” non naturali. Questi prodotti sono progettati per essere iperpalatabili – neologismo che indica la facile gradevolezza al gusto  economici, artificialmente resistenti al normale degrado dei cibi, e facili da consumare, spesso a scapito dei nutrienti.


Cosa dicono gli studi sulla salute

Evidenze epidemiologiche mostrano che diete ricche di UPF si associano a esiti negativi sulla salute: aumento dell’obesità, diabete di tipo 2, malattie cardiovascolari e persino alcuni tipi di tumore. Alcuni studi suggeriscono anche un legame con rischi maggiori di depressione e mortalità prematura. Nonostante le osservazioni scientifiche non possano dimostrare una causalità precisa, la correlazione è evidente anche in popolazioni diverse.


Perché fanno “male”

Il problema non è solo l’elevato contenuto di zuccheri, grassi saturi e sale tipico di molti UPF, ma anche la scarsa presenza di fibre, proteine e micronutrienti essenziali. Additivi, emulsionanti e aromi non naturali possono interferire con il microbiota intestinale e promuovere nel tempo un’infiammazione cronica.


Verso un’alimentazione più sana

Ridurre la quota di cibi ultra-processati nella dieta è una strategia raccomandata per migliorare la qualità nutrizionale complessiva: privilegiare alimenti minimamente lavorati, freschi e vari può aiutare a proteggere la salute nel lungo periodo.


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