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CAFFE’ E FARMACI: QUANDO LA TAZZINA PUO' CAMBIARE L’EFFETTO DELLA TERAPIA

  • Immagine del redattore: Active Care
    Active Care
  • 17 mag
  • Tempo di lettura: 2 min

Per molti è un rito irrinunciabile: il caffè del mattino, quello dopo pranzo, la pausa con i colleghi. Eppure, dietro una semplice tazzina si nasconde una sostanza molto attiva: la caffeina. Non agisce solo sul livello di attenzione, ma anche sul cuore, sul sistema nervoso e sul modo in cui il fegato metabolizza alcune medicine.

Per questo, in certi casi, il caffè può modificare l’effetto dei farmaci o rendere più probabili alcuni disturbi, come insonnia, tremori, palpitazioni o nervosismo. E non bisogna pensare solo all’espresso: caffeina può esserci anche in tè, energy drink, cola, cacao e integratori.


Le interazioni più importanti da conoscere

Una delle più note riguarda la levotiroxina, farmaco usato per l’ipotiroidismo, una condizione in cui la tiroide produce pochi ormoni e il metabolismo rallenta. Se il caffè viene bevuto troppo presto dopo la compressa, può ridurne l’assorbimento e rendere la terapia meno efficace.

Anche alcuni antibiotici, come la ciprofloxacina, possono interferire con la caffeina: il corpo la elimina più lentamente e gli effetti stimolanti possono diventare più intensi, con insonnia, tremori o battito accelerato.


Attenzione anche ai farmaci per l’asma, come la teofillina o alcuni broncodilatatori: associati al caffè, possono aumentare nervosismo e tachicardia. Un effetto simile può comparire con gli stimolanti usati per l’ADHD o con alcuni decongestionanti contro il raffreddore.

Il caffè può inoltre “remare contro” sedativi e farmaci per l’insonnia, perché mantiene il cervello più sveglio. Infine, chi assume medicinali per pressione alta o aritmie dovrebbe evitare eccessi di caffeina, che possono favorire palpitazioni, ansia o oscillazioni della pressione.


Come bere caffè in modo più sicuro

La regola d’oro è semplice: i farmaci si assumono con acqua, non con il caffè. In molti casi basta distanziare la tazzina di 30–60 minuti, ma per alcune terapie può essere necessario ridurre la caffeina per qualche giorno.


Chi beve molto caffè non dovrebbe però eliminarlo di colpo, soprattutto se assume farmaci delicati. Meglio parlarne con medico o farmacista, indicando quante tazzine si bevono al giorno: spesso, per ridurre i rischi, basta correggere l’orario.


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